Dieffenbachia: cura e moltiplicazione


Ciao a-Mici! Eccoci qua! ☺

Allora! Come anticipato nel post precedente...il grande giorno della moltiplicazione della Duchessa (la cara dieffenbachia) è arrivato!!!

                La Duchessa con i suoi fiori!

Prima di tutto vorrei farvi vedere perché ho preso questa decisione..la foto sarà eloquente! ☺☺

          La Duchessa in tutta la sua bruttezza!!!

Dopo una decina di anni è diventata così. Brutta eh? ☺

Come vedete la poveretta ha perso le foglie alla base, e si presenta con un lungo fusto, con delle foglie sulla cima. Necessita inoltre di stare appoggiata al muro, perché anche con il tutore non riesce a stare eretta.
E' un pò che medito questa operazione e l'ho rimandata fino ad ora, perché è una pianta che amo molto e temevo (e lo temo ancora) di perderla. 

Adesso mi sono decisa! Ho raccolto un mix di informazioni da più fonti, ma soprattutto su alcuni siti web, in cui si diceva che da maggio, per tutti i mesi caldi, si poteva moltiplicare. 
Ora sono già pentita perché ho ritrovato un libro di fiducia, in cui si dice che l'operazione sarebbe da fare all'inizio della primavera e quindi mi sento già in fallo..tant'è ....ormai il misfatto è compiuto! 

Ma vediamo come ho fatto!
Per prima cosa ho indossato un paio di guanti, perché la pianta ha una linfa velenosa, con la quale è meglio non venire a contatto. Ho preso un coltello affilato in modo da praticare dei tagli netti e non sfilacciati (per scongiurare il rischio che si diffondano funghi o altri agenti patogeni); altre cose necessarie sono argilla espansa, terriccio universale, torba, vasi, polvere di ormoni rizogeni per favorire la radicazione.

E zacchete!!! Ho tagliato il fusto in tanti pezzi. In questo modo ho ricavato diverse talee.

La Duchessa tolta dal vaso

Una talea è quella apicale, lunga circa 15 cm, dotata di foglie; ne ho tolte alcune e quelle che ho lasciato, le ho tagliate della metà per evitare che ci fosse troppa evaporazione di umidità.

La talea apicale da cui si può vedere che ho tagliato le foglie

Un'altra talea è quella che comprende le radici, lunga circa 10 cm.

La talea con radici

Le altre talee sono porzioni di fusto lunghe circa 10 cm, con inclusa l'attaccatura di una foglia (la parte in cui la foglia si salda al fusto, che nella foto indico con il dito).

La talea in cui si vede l'attaccatura della foglia

Le ho lasciate all'aria per circa  5/6 ore, per lasciare asciugare la linfa, poi ne ho cosparso un lato (quello che poi ho messo nel terriccio) con della polvere di ormone radicante. 


Ormone radicante

In seguito ho infilato le talee nei vasi, in cui avevo posto uno strato di argilla espansa e una composta fatto di tre parti di torba e due di terriccio universale; le ho annaffiate e poste in un luogo caldo, ma non esposte ai raggi del sole (in casa ho uno studio con una grande finestra, che mi è sembrato un posto ideale).

Tutte le talee!

Nei libri e su vari siti che ho consultato, e' consigliato coprire i vasi con dei sacchetti di plastica trasparente. Questo serve per garantire alle talee un giusto grado di umidità. 
Sarebbe bene aprirli almeno una volta al giorno, per evitare che l'umidità favorisca l'emergere di muffe. 
Molto ragionevole!!! Peccato che io so già che non lo farò, ☺ perché sono pigra e testona, e così ho preferito non metterli.


Sono certa che non tutte le talee radicheranno, perché come sono solita fare con le ricette di cucina, tendo a non seguirle in maniera pedissequa e spesso vengono fuori dei gran pastrocchi; spero di poter ricavare almeno una o due piante, per dare seguito alla vita della Duchessa e giustificarne il sacrificio.

Quando saranno spuntate un paio di foglie (ci vorranno circa due mesi) potrò trapiantare le talee in una buona composta da vaso. 

La Dieffenbachia è una pianta originaria delle zone tropicali del Brasile. E' amante del caldo (gradisce temperature superiori ai 21° C fino ai 30 °C ) e della luce (ma non al sole diretto che rischia di bruciare le foglie). La luce è anche quel fattore che favorisce la formazione delle sue caratteristiche screziature.
Ho letto che è bene tenere il suolo sempre umido, ma al tempo stesso non deve ristagnare acqua nel sottovaso per evitare le radici marciscano. Nella mia modesta esperienza invece, ho imparato, salvo in casi specifici, ad annaffiare solo quando il terriccio è asciutto e devo dire che anche nel caso della Duchessa ha funzionato. Da aprile a settembre è bene concimarla con fertilizzante per piante verdi.

Adesso dopo questo lungo post, vi devo salutare ma vi terrò aggiornati sull'evoluzione del mio esperimento!
Speriamo che ne venga fuori qualcosa di buono, aspetterò con fiducia!

Un saluto carissimo, da Foglie e Fusa!☺













































Dieffenbachia! La mia Duchessa! Come moltiplicarla!


Ciao a-Mici! Questo post è dedicato ad una pianta alla quale sono super affezionata! Si tratta di un esemplare di dieffenbachia, che ho poi denominato con ironia, Duchessa
La Duchi ha una storia particolare. Grazie a un'amica, riuscii ad avere degli "scarti" di piante, da un grosso supermercato. Scarti, si fa per dire; erano piante non più fresche, che non venivano più vendute, ma che necessitavano solo di un angolo di casa, in cui tirare fiato dallo stress del centro commerciale. 
Fra queste lei, la Duchessa. 


Dieffenbachia, la Duchessa che fa bella mostra di sè nel salotto...amoreee!!!

La prendevo in giro perché mi sembrava una nobildonna decaduta, che un tempo era stata bella e ricca e che ora guardava con nostalgia a questa fortuna passata. 
Anche se all'inizio non credevo molto nelle sue potenzialità (o forse nelle mie?), le diedi un posto di rilievo nel salotto e lei, non so se per riconoscenza o per sfida, per tre autunni, mi ha ricambiato con la sua fioritura.


I fiori della dieffenbachia

Questo fatto mi ha riempito di stupore, amore e ha creato un legame solido fra noi.
In seguito, per ragioni di praticità, le ho dovuto cambiare di posto; ha continuato a prosperare bene, senza mai dare problemi, ma non ha più fiorito. 

Ora che ha ormai 10 anni, come tutte le dieffenbachie, ha perso le foglie alla base ed è diventata una spilungona, con un ciuffetto di foglie sulla testa; è alta più di un metro e ottanta e fa fatica a reggersi anche con un tutore..è giunta l'ora di un cambiamento drastico! 
Poi dai, dico la verità, sono io che non la posso più vedere così...quindi mi sono documentata....la taglierò in diversi pezzi (Ahhhh!Mi sento male solo a pensarci!!!) e proverò a riprodurla in tante altre piante simili alla mamma. 

Speriamo di riuscire in questa impresa...solo così mi sentirò meno in colpa! Che ne dite? 
Mi terrete compagnia durante "il parto"? Ci conto proprio! 
Nel prossimo post condividerò con voi questa avventura e parleremo un pochino di come prenderci cura di questa fedele amica.
Allora a prestissimo (intanto mi procurerò il necessario e mi preparerò mentalmente)! 

Ciao a tutti!!! :)))

L'erba miseria


Ciao aMici, questo è un post di ricordi e di piante tornate di moda...😀
Quando eravamo piccole era la nonna Maria che si occupava del giardino, non c'era modo di poter piantare spostare o seminare qualcosa che non fosse di suo gradimento...😃 ci era permesso però estirpare le "erbacce" e se c'era  un'erbaccia che andava assolutamente estirpata quella era "la miseria"...In effetti era ovunque ma forse alla nonna dava più fastidio il nome che la piantina...😀
Non oso pensare la faccia di nonna se vedesse il mio ultimo acquisto ...😀



"L'erba miseria" ovvero la Tradescantia Zebrina o Zebrina Pendula è una pianta della famiglia delle Commelinaceae, mi è stata venduta come pianta da appartamento, ma è mia intenzione provare a propagarla e tenerne una piantina all'esterno il prossimo l'inverno...😏  la nonna avrebbe fatto così 😀

La pianta ha portamento ricadente, quindi si presta ad essere collocata in cesti appesi, le foglie sono carnose e ai lati presenta due strisce argentate, da qui il nome "zebrina". La pagina inferiore delle foglie è di un bel colore viola, da qui il nome double face...ahaha sto scherzando naturalmente!!!



Si riproduce per talea in acqua o in terra, nel periodo estivo mantenete il terreno umido, ma non inzuppato; ha bisogno di un ambiente luminoso per mantenere la colorazione variegata delle foglie.

A fine primavera/estate farà dei piccoli fiorellini rosa, ma sono quasi insignificanti rispetto al colore delle foglie...ma noi li attendiamo..😉

Un saluto a presto =^:^=


ps il muro che fa da sfondo a queste foto è stato fatto a mano con tanta pazienza sasso dopo sasso... da nostra mamma 💓





Agapanthus: come coltivarli e godere della loro fioritura.

Ciao a-Mici, siamo in trepidante attesa!

Ben sette boccioli di Agapanthus sono in procinto di schiudersi!!!




Agapanthus  significa fiore dell’amore (dal greco agàpe=amore e ànthos= fiore); a dimostrazione di ciò, nonostante generalmente fiorisca d’estate, in questo lungo e difficile inverno, ci ha deliziato con alcuni fiori blu-azzurro, quasi a volerci proteggere con il suo amore, dal grigiore circostante.

Poi a maggio, ecco che si prepara per un’altra copiosa fioritura.

E’ originario del sud Africa e appartiene alla famiglia delle Liliaceae.

E’ una pianta perenne, con una radice rizomatosa; presenta delle foglie a forma di nastro, ricadenti verso il basso.
La nostra pianta presenta foglie tutto l’anno, ma ci sono anche varietà a foglia decidua.

Per fiorire necessita di tanto sole. Infatti fino a qualche tempo fa, era posizionata all'ombra di un grande Eleagnus e non fioriva affatto; non appena le abbiamo trovato un posto in vaso, sotto il sole, ha subito cominciato a fiorire. E’ inoltre esposta ai venti salmastri e quindi possiamo affermare che li tollera bene.

Durante la primavera-estate l’annaffiamo  con generosità, stando attenti ai ristagni idrici. Una buona regola è sempre quella di tastare il terriccio e cercare di bagnare quando è asciutto o quasi.
Ogni due settimane somministriamo nell'acqua delle annaffiature un pò di concime per piante fiorite. D'inverno la annaffiamo raramente e solo se è molto tempo che non piove. 

I fiori sono campanulati, riuniti in infiorescenze (sembrano formare una specie di ombrello), ha un lungo stelo (può arrivare anche a un metro); possono essere blu, azzurri o anche bianchi.



Nelle nostre zone (riviera adriatica-zona costiera centrale) è una pianta facile da coltivare e dà grandi soddisfazioni, anche perché i fiori, una volta sbocciati permangono a lungo, deliziandoci con il loro colore blu-cielo.


Non appena saranno tutti fioriti, non mancheremo di mostrarvi le foto!

Intanto non ci resta che avere pazienza! 

Ciao a presto!!!


Amiche e nemiche dei gatti

Ciao amici! Ben trovati!

Come primo post “verde”, abbiamo pensato di dedicare un po’ di spazio alle piante, spesso presenti nelle case e nei giardini, che possono essere nocive, se ingerite dai nostri gatti.

E’ infatti una particolarità dei mici, quella di avere voglia di “assaggiare” le piante che trovano a loro disposizione. 

In realtà questa attitudine varia da gatto a gatto; ci sono gatti che amano mordicchiare a più non posso (es. Ghifolo) e altri meno, che lo fanno perlopiù quando ne sentono il bisogno, magari per  facilitare i processi digestivi.
In questo caso, sembra che la fibra contenuta nelle piante possa aiutarli, fungendo come lassativo ed emetico naturale. Capita, talvolta, che dopo aver mangiato qualche fogliolina di erba, i gatti vomitino anche un bolo di pelo. Questo fa pensare che la fibra gli sia stata utile per facilitarne l’espulsione.



Ghifolo intento a "mordicchiare" alcune piante. 

Vista quindi la naturalità con cui il gatto mette in atto questo comportamento, è bene essere informati sui vegetali che possono essere pericolosi. 
E’ infatti stupefacente la quantità di piante che, in modo insospettabile, possono essere dannose se ingerite dai nostri amici pelosi.

I sintomi vanno da irritazioni cutanee, vomito, diarrea e talvolta anche la morte. La pericolosità può essere relativa all’ingestione delle foglie, dei fiori, dei frutti e a volte  a tutte le parti della pianta; inoltre anche la quantità ha la sua rilevanza.

Se il vostro micio non si sente bene e sapete che ha ingerito parti di una pianta, è bene rivolgersi al veterinario di fiducia, in modo che possa essere osservato e curato.

Tra le piante tossiche che possono provocare irritazioni cutanee ci sono la Euphorbia pulcherrima (Stella di Natale), la Dieffenbachia, il crisantemo, il Philodendron, l’azalea.

Altre, come ad esempio l’oleandro, l’edera, l’Hydrangea possono causare problemi gastroenterici, anche molto gravi.

Non sempre il gatto ingerisce le foglie che addenta; spesso, come nel caso di Ghifolo, il divertimento consiste nello strapparle, senza ingoiarle. Credo che lo faccia un po’ per  noia e un po’ per la  curiosità suscitata dal fogliame leggero che si muove al vento.

Per avere un quadro più completo di quali siano le piante nocive, vi può essere utile cliccare su questo link, in cui è possibile consultare un elenco molto accurato.

Assecondando questa naturale propensione del gatto, può essere utile mettere a sua disposizione l’erba gatta.
L’erba gatta, nota in botanica come Nepeta cataria, è amatissima da molti mici, sui quali ha una serie di effetti particolari. 

Nepeta cataria
Spesso viene confusa con “erba gattaia” venduta nei negozi di animali. In questo caso si tratta di una specie di graminacea, che tramite la masticazione stimola il vomito nei mici e aiuta a liberare l’apparato digerente.
La Nepeta Cataria contiene vitamine, minerali, oli essenziali e soprattutto una sostanza particolare il nepetalattone che sembra funzionare come un feromone del gatto.
Un micio alle prese con la Nepeta Cataria, ne annusa le foglie o il fusto, vi si strofina  contro, ci si rotola sopra, le mastica, le lecca.
Devo dire che i nostri gatti, compreso Ghifolo, non sembrano interessati ad essa più di tanto, ma in base a studi effettuati, sembra che circa i due terzi dei gatti siano sensibili agli effetti dell’erba gatta, il cui odore viene percepito tramite il nasino.
Abbiamo notato invece una reazione simile in Ghifolo, a contatto con la Valeriana (o meglio a contatto con una bustina di tisana,contenente questa pianta). In effetti sembra che, sia la Nepeta Cataria che la Valeriana, possano avere sui gatti un vero e proprio effetto afrodisiaco.
Questo è tutto! Se anche voi avete notato qualche reazione strana dei vostri mici, a contatto con le piante, lasciate un commento! Non si finisce mai di imparare da queste affascinanti creature!
Ciao a presto, da Foglie e Fusa! 




Chi sono i nostri A-mici

Il team micioso è composto da Rosi, Polli, Ghifolo, Terry e Maggy.

Ariù è la "mamma" della Rosi e di Polli.
Chiarù è la “mamma” di Ghifolo, detto anche Guelfo o Ghelfo.
La Terry e la Maggy sono le gattine di Gemma (la mamma di Ariù e Chiarù) e quindi, continuando con l’analogia della famiglia, sono come loro “sorelline”.

Ps. Il termine “mamma” non è del tutto appropriato, lo sappiamo, ma fino a quando non ce ne verrà in mente uno che ci piace, useremo questo termine.
Del resto anche “padrona” è del tutto inadatto a descrivere quel rapporto di amore particolare, che si crea con i propri mici: chiunque abbia la fortuna di condividere la propria vita con queste fantastiche creature sa bene che i gatti non si fanno possedere o né tanto meno comandare.
I gatti, al pari dei cani, hanno un’intelligenza sociale molto sviluppata, sono in grado di comprendere gran parte di quello che diciamo loro e anche di “registrare” il proprio nome; il problema è che fanno quello che vogliono e decidono loro, quando e se “presentarsi” ai nostri richiami.
  
La Rosi
La Rosi è la gatta più vecchia di casa; è detta anche “gatta fossile o giurassica”.
Non sappiamo bene quanti anni abbia, ma si stima un’età fra i 15 e i 18 anni.
Viene dalle colline di San Leo; ne deve avere viste parecchie. Fra le sue mirabili avventure, ricordiamo il periodo in cui mancò da casa per una ventina di giorni. Tornò a casa una mattina di giugno. Si presentò alla porta, come se niente fosse, con la sua solita fame vorace e con il suo miagolare sgraziato, che assomiglia più al verso di una papera che a quello di un gatto.
La Rosi è una richiesta continua di cibo e coccole. Mangia ininterrottamente, non ha problemi di stitichezza ed e’ un mucchietto di ossa e pelo.
Descritta così potrebbe sembrare brutta e invece è un amore, molto espressiva e fotogenica. Pur di ricevere una carezza, è capace di stare per ore in grembo a qualcuno, con la testa puntata contro l’ascella. Forse per una sintonia con il suo pelo rosso, adora piluccare tutti i piatti in cui c’è stato un po’ di sugo di pomodoro.





Polli
Polli è un micio di recente “acquisizione”. Nato come “gatto di tutti” o “gatto di quartiere”, deve il suo nome a un bimbo che abita vicino ad Ariù.
Per un certo periodo si è pensato che avesse una famiglia che si occupasse di lui, in quanto profumava di colonia come una vecchia signora alla domenica alla Santa Messa. In seguito deve essere stato lasciato completamante a se stesso, dal momento che si è presentato più volte alla porta di Ariù malconcio, denutrito e sporco.
Ariù lo ha amorevolmente curato e nutrito e da allora pur rimanendo un gatto libero, fa spesso ritorno a  quella che può chiamare davvero casa.
Ha bellissimi occhi verdi e un buffo musetto, bianco e grigio. La parte grigia sembra formare una sorta di sipario sugli occhi e questo particolare gli dà un’aria imbronciata e molto buffa.
Ha sempre fame e alle volte si addormenta di colpo con la bocca aperta.




Ghifolo
Ghifolo, detto anche Guelfo o Ghelfo è un paffuto gatto dal pelo nero che vive con Chiarù e il suo compagno.
Ha un passato di gatto-cane, nel senso che quando era piccolo parava le palline che gli si lanciavano e le riportava indietro.
Ora ha un presente di gatto-tappeto, nel senso che ama guardare da sdraiato le palline che lo sorvolano.
Ghifolo vive in un appartamento con un grande terrazzo; avendo tanto spazio a disposizione, ama scoprire sempre nuovi pertugi in cui nascondersi e “collaudare” nuove fioriere. Con il suo grosso posteriore, schiaccia tutti i fiori e le piante su cui si posa, con la leggiadria che lo contraddistingue.
E’ un po’ diffidente con gli estranei, ma con le persone che conosce è “un gatto di burro”; si fa fare ogni tipo di coccola, per poi cominciare a mordere quando non ne può più. Se si trova da solo in casa, si coccola impastando e ciucciando la sua maglia azzurra, un vecchio maglioncino di Chiarù di simil-angora, da cui non si separa mai.
Forse un po’ per noia e un po’ per dispetto, ama “degustare” qualsiasi pianta che abbia un fogliame leggero e si muova facilmente al vento.
Pur mangiando poco, è un gatto un po’ pingue ed è un po’ strabico. Queste due caratteristiche lo rendono buffo, molto espressivo e irresistibile.




La Terry
La Terry è una micetta alta e sottile. Ha gli arti molto sviluppati che le danno un’aria un po’ dinoccolata. E’ in parte bianca e in parte tigrata.
Ha una macchiolina color nocciola sul musetto. E’ una gattina dolcissima che sembra avere capito che il suo punto forte non è la bellezza e quindi pare voler colmare questa lacuna con le coccole (fusa e leccotti).
E’ la classica micetta che si potrebbe utilizzare per  la pet-therapy, perché sembra capire al volo dove c’è bisogno di lei. La notte si infila sotto le coperte e si accoccola buona, buona, nell'incavo formato dalle gambe della sua “mamma” che dorme.
E’ molto giocherellona e grande cacciatrice di uccelli e insetti di ogni tipo.




La Maggy
La Maggy è una micetta principessa, molto carina  E’ bianca e nera e ha dei grandi occhi di colore verde-giallo.
Invece di cacciare preferisce starsene tranquilla sul davanzale della finestra e “gracchiare” alla vista di una potenziale preda.
Le uniche prede che rimedia sono quelle che ruba dalla sorella Terry, la vera cacciatrice di casa.
La Maggy non vuole essere presa in braccio e quando qualcuno ci prova, sembra impazzire.
Ama passare i pomeriggi a dormire sul letto e se la si avvicina in cui momenti è molto affettuosa.
Un altro momento di dolcezza estrema, è la notte; spesso decide di accomodarsi addosso alla sua “mamma”, di impastare su di lei e di riempirla di leccotti.
Se sta dormendo e qualcuno prepara il caffè, appena sente il rumore della moka si mette a “gracchiare” e dopo poco ritorna a dormire.




Questa è la nostra squadra; i gatti non sono di utilità pratica in giardino, anzi talvolta possono anche essere di intralcio. Ma sono indispensabili per creare quell'atmosfera calda e tranquilla, che fa sentire una casa ancora più casa.

Questa breve poesia rende bene il nostro pensiero e la condividiamo con voi.

La presenza di un gatto migliora il muro del giardino in estate e il cuore quando il tempo è cattivo”.

Judith Merkle Rilke








Chi siamo


Ciao, siamo Arianna e Chiara, due sorelle unite da una  grande passione per le piante e la natura in generale.

Foglie e Fusa è uno spazio virtuale, in cui raccontare cose molto reali e concrete; è uno stimolo a sporcarsi le mani con la terra, seminare, potare, creare, senza temere di sbagliare.

Foglie e Fusa nasce per il desiderio di contagiare altre persone, affinché si avvicinino, con il nostro stesso entusiasmo, al mondo silenzioso e affascinante delle piante.

Crediamo che circondarsi di verde non sia solo un modo esteticamente bello di allestire un giardino o arredare un ambiente, ma sia soprattutto una fantastica opportunità per migliorare la qualità della  vita.
Le piante con la loro presenza arricchiscono di energia positiva le nostre giornate.
Con i colori dei fiori e del fogliame sono in grado di mettere pace negli animi più inquieti  e se solo ci fermiamo un attimo ad osservarle, possiamo apprezzarne molte virtù fra cui la pazienza, la lentezza, l’idea che ogni cosa ha un suo tempo e saltare le tappe non è possibile. Ci mostrano inoltre, come ci si può adattare a condizioni difficili di vita e come vivere in comunione con altri, traendone un reciproco beneficio.

Foglie e Fusa nasce con il fine  di condividere saperi, modi di fare e idee sul mondo verde.
Le fusa fanno riferimento alle coccole dei mici che ci fanno compagnia nelle nostre avventure verdi (in ordine di anzianità: Rosi, Ghifolo, Polli, Terry e Maggy).

Ecco una piccola presentazione di noi..alla rovescia: Chiara presenta Arianna e viceversa!


Lei si chiama Arianna (Ariù) ed è appunto mia sorella. E’ di poco più grande di me, ma, a detta di molti, sembra più giovane …Argh! :)
Dietro  un’apparenza di ragazza silenziosa e un po’ introversa, si nasconde una piccola tigre, una che sa il fatto suo e che risparmia le parole solo quando è convinta che non servano, ma delle volte non te le manda a dire!
E’molto simpatica e sorride con facilità. E’ molto creativa. 
Alterna pomeriggi di ozio assoluto, sul divano con la Rosi o Polli o Terry o Maggy (talvolta tutti insieme), a pomeriggi di grande fai da te. 
Allora la puoi vedere  scartavetrare vecchie sedie, dipingere un muro, preparare dei muffin (è anche una brava cuoca) e “paciugare” con le piante.
Le piace trasformare le cose intorno a sé e cercare di renderle più belle e accoglienti. Nel fare questo le basta un po’ di fantasia e qualsiasi materiale, anche di recupero.
Avendo un formazione artistica, le viene naturale prestare attenzione ai dettagli (a volte la vedi puntare proprio dritto ad una macchiolina sul tuo vestito che speravi passasse inosservata) e all'armonia di un insieme.
Il suo approccio alle piante è pratico e istintuale; più che sapere, le piace fare.
Dice che dedicarsi alle piante la fa stare bene, che le piace dare vita a qualcosa di nuovo e vivo.
Con le piante può dare sfogo alla sua voglia di sperimentare. Fare nascere una nuova pianta e mantenerla in salute la ripaga di tutti gli sforzi fatti e le regala grandi soddisfazioni.

Lei invece è Chiara (Chiarù); ovviamente è mia sorella :) !
E’ di poco più piccola di me, anche se alcuni dicono che sembra più grande e a lei scoccia molto. In compenso è più alta e si consola con il motto 
Altezza mezza bellezza”.

E’ molto ciarliera, sorridente e un po’ lunatica; riesce a parlare di tutto, purtroppo :)  … io ci sono abituata e quando non c’è si sente la sua mancanza. E’ anche brava ad ascoltare e le è facile intuire lo stato d’animo delle persone che le stanno intorno.

Dice che circondarsi di verde per lei è un bisogno, un po’ come mangiare o dormire. Racconta che  si è avvicinata alle piante in un momento in cui si sentiva un po’ ingabbiata dalla vita in ufficio. 
Il giardinaggio è stata come una finestra da cui affacciarsi per prendere una boccata di aria fresca.

Da allora ha fatto alcuni corsi e ha imparato tante cose da autodidatta; delle piante le interessa soprattutto l’aspetto botanico. 
Forse, anche per il fatto di avere studiato psicologia, le  viene naturale andare a fondo nelle cose. Quando vede una pianta che non conosce, vuole subito sapere da dove viene, di che ambiente e cure necessita per vivere, di quali insetti può essere preda.

Dice che niente al mondo stimola la sua curiosità come il comportamento delle piante e che dedicarsi ad esse le regala ogni giorno un forte senso di libertà e appagamento.

Ecco, queste siamo noi, con il nostro piccolo bagaglio di esperienze, curiosità, desideri e naturalmente, i nostri gatti al seguito. 
Da oggi incomincia il nostro viaggio.
Se anche tu non vedi l’ora di immergerti in questo mondo infinito, non ti resta che armarti di entusiasmo, voglia di fare e seguirci. 
Ciao!






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